Le mie PubblicazioniVIVERE MEGLIO - HoShiaRei® - Andrea Di Chio

30 Settembre 2012by Andrea Di Chio0

SBEXRF-00033257-001Vi giro un articolo che ho ricevuto dal mio insegnante Dr. PARET:

BUONA LETTURA!

Tecniche per Vivere Meglio

Con questo articolo iniziamo a proporvi alcune semplici tecniche per vivere meglio, migliorare la propria produttività ed i propri risultati. Un metodo semplice per programmare la nostra mente. Sapevate che tutti noi abbiamo dei momenti in cui siamo in stati simili all’autoipnosi?
Succede quando siamo in quello che alcuni chiamano “dormiveglia”, quello stato particolare che si verifica anche la mattina quando è suonata la sveglia, magari siamo ancora nel nostro letto e se volessimo potremmo rientrare nel sonno. Le nostre onde cerebrali sono in questa fase di livello theta (4 – 7 hz) e vi è anche un’elevata interazione fra i due emisferi. Quello è il momento migliore per programmare la nostra giornata. Come fare? E’ molto semplice, con l’immaginazione. Vediamo quello che faremo, come in un film ed immaginiamo di avere successo.
Una volta esperti questa tipo di programmazione può prendere al massimo pochi minuti ma i risultati possono essere stupefacenti! La mattina infatti il nostro inconscio è come se “affiorasse”, aperto e recettivo. Ad esempio, se dovete incontrare dei clienti, immaginate che gli incontri siano produttivi, pieni di risultati. Se siete degli studenti “pre-programmate” la vostra mente su quello che volete studiare e sapere.

In questa sorta di immaginazione fate anche un piano delle cose importanti da fare durante il giorno. Utilizzare questo approccio è infatti una delle migliori tecniche di time management esistenti!
Vi accorgerete allora che risparmierete tempo e magari a mezzogiorno avrete già fatto tutto quello che pensavate vi avrebbe riempito una giornata intera. Spesso io stesso mi stupisco di quanto rapidamente faccio quel che devo fare con questo metodo semplicissimo! Come creare nuove realtà nella nostra vita? Molti vorrebbero cambiare le cose che hanno intorno, tuttavia molti non sanno come chiedere. Si comportano come Totò che in una famosa gag chiede al vigile: “come facciamo ad andare dove dobbiamo andare?”, ovviamente il vigile non può rispondere, non sa come aiutare! Analogamente funziona il nostro inconscio. Dobbiamo comunicare quello che vogliamo, i nostri desideri. Impariamo a dedicare del tempo a scoprire cosa è importante per noi e che vogliamo entri nella nostra vita, dobbiamo averne l’idea per raggiungerlo. Se gli obiettivi sono congrui, il nostro inconscio è in grado di aiutarci infallibilmente a riorganizzare la nostra vita ed arrivare a risultati che penseremmo all’inizio impossibili, esso esiste del resto per quello, per permetterci di operare ed esistere al meglio.
“Scopo dell’inconscio è il benessere dell’individuo” come soleva dire il famoso ipnoterapeuta americano Milton Erickson, ma se noi stessi non sappiamo o non diciamo cosa vogliamo, o abbiamo pensieri contraddittori, tenderemo a girare in tondo. E’ importante quindi che iniziamo a fare un’analisi della nostra vita nelle aree principali: ad esempio le relazioni, il successo, la carriera. Scegliamone una per iniziare, e decidiamo cosa vogliamo e quando lo vogliamo, stabiliamone il tempo. A questo punto siamo pronti alla fase successiva: imparare come entrare in contatto con noi stessi. Nel post della settimana passata abbiamo spiegato come approfittare della condizione di “affioramento” del nostro inconscio che avviene la mattina. Un’altra maniera può essere quella di eseguire un rilassamento profondo, che sarà ancora più potente con la conoscenza dell’autoipnosi. Potremo allora eseguire la seguente tecnica:

 

ESERCIZIO AUTOSUGGESTIVO DOPO ESSERE STATA ATTIVATA LA CONDIZIONE DI AFFIORAMENTO DELL’INCONSCIO

1. Rilassatevi

2. Stabilite qualcosa che vorreste ottenere, creare, realizzare: può essere un lavoro, un cambiamento interiore, una salute migliore, un miglioramento estetico. Per iniziare scegliete un obiettivo in cui vi sia facile credere.

3. Create un’immagine mentale, pensando al tempo presente, come se già esistesse, nell’esatto modo in cui lo volete. Raffigurate voi stessi nella precisa situazione che desiderate. L’immagine mentale arricchitela di particolari emozioni, rendetela quanto più reale possibile a livello multisensoriale.

4. Date energia positiva all’obiettivo, fate a voi stessi affermazioni positive dicendovi che il vostro obiettivo esiste. Questo serve perché affermare una cosa vuol dire sospendere almeno per il momento ogni dubbio o sfiducia che possiate avere.

5. Create dentro di voi il sentimento che ciò che desiderate è reale e può essere realizzato: basta volerlo.

6. Il desiderio o la condizione da realizzare potete richiamarli anche in momenti della giornata, questo fa sì che la condizione diventi parte della vostra vita.

Ricordate che “La fantasia è il vostro potere” e osservate i risultati che incomincerete a vedere. Abbiate fiducia. Per la nostra mente inconscia la realtà immaginata è come quella vissuta, in quanto in parte vengono utilizzate le stesse connessioni nervose. Questo esercizio ripetuto incomincerà allora a creare una “matrice” mentale che vi porterà a raggiungere i risultati desiderati nella vostra vita.

Caro Amico, in questo terzo post parliamo dell’ipnosi ad occhi aperti.

La parola Ipnosi è evocativa, la comunicazione può essere ipnotica. Si parla di ipnosi riferendosi alla pubblicità, oppure ad oratori efficaci, e anche a contesti terapeutici dove viene stimolato il cambiamento. Siamo in stato simil-ipnotico quando siamo particolarmente rilassati, come la mattina quando siamo appena svegli nel nostro letto. Nelle precedenti email abbiamo accennato a ciò. Abbiamo spiegato come è allora possibile darsi delle benefiche suggestioni, come una sorta di autoipnosi, con la quale si possono indurre profondi cambiamenti.
L’ipnosi ad occhi aperti

Per ipnosi ad occhi aperti si intende un particolare tipo di ipnosi che può essere indotto istantaneamente, il soggetto è cosciente ma nello stesso tempo risponde all’operatore.
Uno tra i metodi più potenti per indurla è lo sguardo.

Questo affascina nella comunicazione tra le persone. Quante volte rimaniamo a pensare molto dopo un semplice sguardo? Che esista l’idea di una forza, che si può manifestare con lo sguardo ed attraverso la quale l’uomo può esercitare un potere, è del resto nella stessa storia umana. Il concetto di un fascino che si manifesta attraverso l’occhio è sicuramente all’origine del mito della Medusa presso gli antichi Greci, l’essere mitologico in grado di pietrificare chi lo osservava.

In una visione più moderna sappiamo che tramite lo sguardo mettiamo in atto una sospensione del fattore critico, cioè della nostra mente logica e dei nostri programmi mentali limitanti. Questo può allora avere notevoli utilità per il benessere personale dove possiamo aprirci a nuovi modi di essere. Vi è anche un utilizzo personale di ciò, di cui potete rendervi conto facilmente. Guardatevi intensamente in uno specchio e parlatevi positivamente come se foste un’altra persona. Ripetere questa tecnica la mattina per un paio di minuti quotidianamente, se fatto con convinzione può allora essere un potente automotivatore.
Questo è un utilizzo base ed è possibile andare anche molto oltre. Infatti, più concentriamo il fuoco dell’attenzione, più possiamo ampliare la prospettiva ed accedere a dimensioni inconsce. Il fenomeno è paragonabile a quello che verifica chi medita su di un koan oppure su di un mantra: ad un certo punto la mente si apre.

Con la fascinazione possiamo infatti contattare direttamente la parte della mente all’origine di un particolare fenomeno. In campo terapeutico, ad esempio, con l’assoluta concentrazione un operatore può parlare con la parte della mente che ingenera il sintomo ed indurre cambiamenti positivi potenti in pochi secondi, ad esempio si possono eliminare dolori.
Uno dei nostri maestri del dr. Paret, Erminio di Pisa, una volta realizzò una dimostrazione stupefacente con trecento persone a Milano, lavorando per una ventina di secondi con ciascuna, con risultati che per la maggior parte perdurarono nei giorni successivi, e per vari furono definitivi. Per il 98% delle persone più che altamente soddisfacente. Presso l’istituto abbiamo varie documentazioni video al riguardo.La nostra scuola di Nizza ha studiato scientificamente il fenomeno.

L’energia ed il magnetismo dell’uomo è frutto di una serie di elementi. Nel post di oggi tratteremo della respirazione. La maggior parte di noi non respira bene, nel senso che c’è chi respira sempre di petto, o sempre di pancia. Una corretta respirazione è invece equilibrata e varia secondo le necessità.

Come respiriamo è guidato sia dalla nostra mente inconscia (infatti lo facciamo anche se non ci pensiamo) che dalla nostra mente conscia (possiamo infatti determinare il nostro ritmo respiratorio). La respirazione è infatti al crocevia tra i nostri stati emozionali, influenzati dai nostri pensieri, e le nostre necessità fisiologiche.

La respirazione è una chiave per equilibrare mente e corpo. I patterns respiratori fissi mantenuti automaticamente sono infatti il modo in cui una particolare fisiologia e una particolare psicologia vengono mantenute. Se vogliamo cambiare, già semplicemente l’attenzione alla respirazione sviluppa la consapevolezza di un fenomeno normalmente inconscio. Quando è ritmata si rivela poi uno strumento principe per sviluppare anche la volontà che riprende controllo sulla fisiologia. La respirazione ritmica dissolve allora quello che gli antichi chiamavano “il «falso oro»” ovverosia gli aspetti bloccati della persona staccandoli a poco a poco come con uno scalpello.

 

Le fasi della respirazione consapevole

Nella fase iniziale di lavoro su se stessi la respirazione viene condotta partendo dalle parte bassa dei polmoni, al fine di «equilibrare gli elementi». Qui ha una particolare valenza calmante.
Concentratevi nella zona vicino all’ombelico, respirate in modo calmo e con ritmo costante. Un buon ritmo è 7 secondi di inspirazione, 3 di trattenimento, 7 di espirazione, 3 di trattenimento basso. Fatelo per due o tre minuti guardando avanti e cercando di non pensare a nulla se non alle vostre sensazioni. Quando dopo un certo tempo di pratica quotidiana avrete superato le ansie e realizzato una calma olimpica in noi, allora potrete eseguire sessioni di respirazione partendo a riempire prima la parte alta dei polmoni e poi la bassa. Questo è un piccolo segreto poco conosciuto. In questo modo, infatti, il respiro tende per effetto riflessologico a stimolare anche la positività e la vitalità.

 

 

 

Il Potere dei suoni – stimolare la calma interiore

La sapienza non consiste solo nell’innalzarsi, come molti pensano. La vera sapienza deriva dall’integrazione della totalità di noi stessi. Per gli antichi un simbolo del tutto era il circolo. È un tutto che ammalia, come mostrano Ulisse e il canto delle Sirene, le quali, secondo gli acusmatici, utilizzano nel canto l’armonia della totalità o, come sostiene Platone, cantano secondo l’armonia delle sfere. Ma che tipo di conoscenza gli antichi ci tramandano così in maniera velata?

Traduciamo questi concetti in un’applicazione pratica. Sappiamo come ogni nota musicale stimola fisiologicamente in maniera differente la mente. Quando creiamo un suono che è somma di tutte le armonie, possiamo quindi suscitare una «stimolazione globale». Notiamo che ciò succede quando sentiamo suoni composti, come il rumore del mare, dove il mormorio dell’onda è un composto della somma dei rumori di tanti piccoli elementi (sassi, ghiaia) trasportati contemporaneamente. Tramite la percezione di certi suoni composti la mente si rilassa, si abbandona e accede a stati differenti, meno «impietriti» nel ragionamento. Molte tradizioni si fondano su concetti simili. Ad esempio il mantra indiano OM comprende la consonante nasale M. Il suono M è un suono composito, contenente al suo interno tutte le vibrazioni. Se lo fate vibrare vi potete inoltre agevolmente rendere conto di quante vibrazioni crei nel corpo. Analogamente i Greci chiamavano ON (“ciò che è” in greco) il cielo superiore.

• Esercizio: il suono globale

Con un metronomo in azione pronunciate il suono OM (oppure ON pensando contemporaneamente all’idea di vastità) lentamente, non cercate però di coordinarlo razionalmente con il metronomo, seguite il vostro ritmo. Noterete che proprio quando pronunciate la consonante «M» o “N” vi è anche una sensazione (lieve all’inizio) di un «rallentamento temporale». Questo succede infatti perché il vostro cervello viene stimolato fisiologicamente in maniera globale, essendo tali suoni una somma di armoniche differenti. Alla fine dell’esercizio proverete un senso di calma. Potrete pronunciare questi mantra OM oppure On anche in altre occasioni e col tempo potenzierete questo senso di calma interiore.

 

Introduzione all’ipnosi

Molti hanno sentito parlare dei meravigliosi risultati ottenuti tramite l’ipnosi e sentono che potrebbe essere utile anche a loro. Altri comprendono che se le tecniche ipnotiche funzionano, ci deve essere sotto qualcosa di molto potente che le fa funzionare, che potrebbe essere utile anche per la loro vita.

Per spiegare cosa è l’ipnosi, può essere meglio stabilire cosa non è l’ipnosi. Una persona ipnotizzata anche se lo sembra non è né addormentata né in uno stato soprannaturale.
E’ cosciente di ogni cosa che sta accadendo. Anche dopo, uscita dallo stato ipnotico, sarà normalmente capace di ricordare ogni cosa, a meno che non riceva una suggestione specifica di dimenticare o in alcuni casi di fascinazione, che è una tecnica simile ma con alcune particolarità fisiologiche.

L’ipnosi in sé è uno stato naturale e normale che la maggior parte di noi sperimenta quotidianamente. Un esempio di ipnosi quotidiana può essere guidare sull’autostrada e rendersi conto che non si ricordano le ultime tre o quattro uscite superate. Forse avete già superato anche la vostra!

Altro caso può essere quello di una persona che sta guardando la televisione. Un membro della famiglia entra ed annuncia che la cena è servita, ma questa non sbatte neppure le palpebre!
Questi sono esempi di leggeri stati ipnotici. La parte razionale abituale della mente è stata distratta, permettendo alla parte subconscia di subentrare.

Durante una seduta ipnotica, una persona raggiunge uno stato molto profondo ed efficace di ipnosi. Con l’ipnosi si può operare sulla motivazione, creatività, migliorare le relazioni, favorire l’apprendimento e altro ancora. L’ipnosi è infatti entrare in contatto con noi stessi e con una parte normalmente sommersa in noi. Da qui possiamo partire per cambiare. Per iniziare è necessario però uno stato di calma e tranquillità.

 

Un esercizio iniziale per procurare calma

Vi indichiamo ora un semplice esercizio utilizzato per prepararsi alla pratica autoipnotica che può anche essere utile per la calma di tutti i giorni:

– Disteso preferibilmente sul dorso, stendete i vostri muscoli in modo da trovarvi in un completo stato di riposo.

Aspirate l’aria dal naso, lentamente, gradualmente, dilatando l’addome fino a che questa dilatazione si manifesti con una voluminosa tensione. Per qualche secondo serbate l’aria inspirata quindi scacciatela lentamente. L’esercizio deve essere compiuto con lentezza, ad evitare qualsiasi urto o guasto dei tessuti.

Quindi interromperete l’esercizio tre o quattro volte, con una delle respirazioni vostre abituali.
Qualcuno domanderà quale azione benefica possa questo esercizio produrre contro la timidezza o lo scoraggiamento.

Senza entrare in considerazioni teoriche fuori luogo, risponderemo che l’esercizio predetto ha per fine di scongestionare la rete dei gangli denominati “plesso solare” che è il centro della emozioni e delle impulsioni di qualsiasi natura. Otto giorni di esercizio vi faranno capire da soli l’enorme sua importanza. Infatti attivare la parte bassa dei polmoni, corrispondente al plesso solare, ha un effetto riflessologico sulla mente e vi aiuterà naturalmente a sviluppare sempre più un senso di calma in voi.

A questo punto potrete incominciare veramente a creare con la vostra mente, immaginando e visualizzando quello che desiderate, perchè il vostro lago mentale sarà meno agitato e non più turbato da onde.

 

I BENEFICI DELLA PRESENZA MENTALE: IL MINDFULNESS

Problemi lavorativi, di salute fisica e psicologica o più spesso psicosomatica, derivanti cioè dall’interazione tra psiche e soma, da un mancato equilibrio tra mente e corpo, stress, sensazione di non riuscire a gestire i numerosi conflitti della propria vita, difficoltà a trovare la propria direzione sono solo alcuni dei problemi che l’uomo di oggi, all’interno di un mondo in continuo cambiamento e costantemente immerso nella fretta, è costretto, volente o nolente, ad affrontare. Chi non concorda sul fatto che sarebbe bello poter ritrovare la propria identità, il proprio equilibrio, il proprio posto nel mondo in maniera coerente con quelli che sono i propri valori e le proprie necessita?

Molte persone cercano ogni giorno di venir fuori dall’oppressione delle urgenze quotidiane, tuttavia, anche quando si prova, spesso nonostante sforzi non indifferenti, si è ancora frustrati dal fallimento. E allora? Su quali strategie efficaci possiamo realmente contare per uscire da questo stato e riprendere in mano le redini della nostra vita?

In tempi recenti sta venendo posta crescente enfasi su un concetto di derivazione orientale che negli ultimi 30 anni è stato traslato nel contesto della psicologia occidentale col nome generale di “Mindfulness”. La “Mindfulness” o le sue applicazione vengono oggigiorno applicate sempre più consistentemente in differenti contesti che includono la psicologia, la medicina, il lavoro ma anche più in generale il benessere e le relazioni interpersonali. Di che cosa si tratta nello specifico? Perché è necessaria? Cosa ne pensa la scienza? A quali effetti è stata associata? Come possiamo coltivare tale stato? Nell’articolo completo saranno affrontati i cardini fondamentali della “Mindfulness” e verranno spiegati i principi di alcune sue applicazioni pratiche volte a fornire una introduzione a qualcosa che appare oggigiorno sempre più necessario e al tempo stesso sempre più dimenticato.

Tutti hanno un «dialogo interiore», è il mormorio interno quotidiano. Il dialogo interiore è lo sforzo della nostra mente di definire la realtà in termini concettuali, di «fissarla», e costituisce la base dell’Ego. La maggior parte delle persone, appena non è assorbita in un’attività, comincia a essere invasa da pensieri creati dai minimi stimoli esterni che svegliano meccanismi automatici basati su associazioni mentali. È il dominio della mente. Una effettiva crescita personale mira a oltrepassare i propri pensieri e a prendere contatto con la propria coscienza. Noi siamo infatti anche se non pensiamo, come succede ad esempio nella meditazione o in stati analoghi. Noi dialoghiamo mentalmente con noi stessi molte più volte del necessario. «Devo fare questo», «ce la faccio», «non ce la faccio» sono esempi di frasi che diciamo a noi stessi. Alcune persone si tormentano la vita con pensieri negativi. Passano le notti a rimuginare, a ripensare senza sosta.

Dobbiamo imparare a interrompere questo processo, ad acquisire uno stato di sommo «silenzio interiore». Ma questa meta resta lontana se siamo in preda a pensieri negativi. È possibile però assumere il controllo del nostro mondo interiore con i tre strumenti della pausa, della sostituzione e della scomposizione.

Ecco alcuni consigli:

• Metodo della pausa: fai ogni tanto delle pause, dei break, degli stop mentali per allontanare i pensieri, utilizzando le tecniche di rilassamento e di autoipnosi. Con l’autoipnosi puoi creare un miglior contatto tra mente conscia ed inconscia e col tempo puoi creare uno stato di tranquillità, ed energia continua che si stabilizza successivamente;

• Metodo della sostituzione: quelle che soprattutto stancano la mente sono le affermazioni negative. fai attenzione alle espressioni negative che utilizzi, e applica la sostituzione: sostituisci tali espressioni con delle contro affermazioni e delle immaginazioni positive; ad esempio quando ti viene da dire «non posso fare questa cosa» sostituisci con «cosa posso fare allora?». Oppure volgi al positivo: tutte le volte che pensi «va male» prova a dire «va bene». La mente rimarrà in tale maniera equidistante tra le due affermazioni contrastanti;
• Metodo della scomposizione: potrai utilizzare ad esempio il «metamodello semplificato »: ogni volta che ti assale un pensiero negativo, distruggilo! Utilizza con te stesso delle domande del tipo: come faccio a essere sicuro che va male? Come faccio a dirlo? È proprio così? Poiché nessuno di noi conosce il futuro, è ovvio che tale metamodello semplificato, ripetuto, porterà alla constatazione: effettivamente non so se domani sarà come ieri (e chi lo sa?) oppure ti aiuterà a «scomporre» le tue impressioni globali (come la tristezza) in impressioni sensoriali (come un senso di costrizione respiratoria) più facilmente modificabili. Questi consigli pratici ci portano in un’ottica mentale di padronanza del nostro dialogo interno. E ricorda: non c’è bisogno della logica cartesiana e del pensiero continuo per esistere, tu esisti comunque.

Caro amico, gli psicologi chiamano «inconscio» la meravigliosa regione in cui giace, come una miniera inesplorata, il grosso delle nostre ricchezze spirituali.
Questo inconscio, da cui la nostra mente conscia appena affiora coi suoi strati più superficiali, si rivela più chiaro nei sogni. Chi non ha – in sogno – composto versi o musiche, tenuto discorsi o risolto problemi, o combinato dei progetti la cui potenza superava di gran lunga le normali capacità che si hanno da sveglio? Eppure tutto ciò derivava da voi, era dentro di voi, inserito nei vostri sensi, nel vostro cervello. Dunque voi siete potenzialmente assai più intelligenti di quanto supponete.

Qual è allora il problema? Esso consiste in ciò: chiamare l’inconscio in aiuto del cosciente, far sì che l’inconscio lavori anch’esso per voi. Far sì che il sogno possa divenire realtà. Perché ciò avvenga è importante l’attitudine.

Molti parlano di fortuna, ma la fortuna nasce dai nostri pensieri. Dalla maniera nella quale pensiamo, reagiamo, ci sentiamo nel mondo. Dal modo in cui siamo in grado di estrarre la potenza contenuta nel pozzo dell’inconscio.

Questo è il vero segreto degli uomini di genio di tutti i tipi. «Io non lavoro; ascolto» diceva De Musset a chi gli chiedeva come lavorasse alle sue poesie. E Lamartine: «Non sono io che penso. Sono le mie idee che pensano per me».

Quando le persone vengono a fare coaching spesso il loro pensiero è come una massa informe. Punta in più direzioni, a volte contraddittorie.

Come possiamo attingere risorse dell’inconscio se non sappiamo cosa vogliamo?
Nel coaching focalizziamo la mente su alcune domande centrali come: “che cosa voglio?”, “dove voglio arrivare?”. Il coaching nasce per creare campioni, ed ogni campione ha un allenatore valido dietro di lui.

Molti invece hanno solo critici. Questo critico è la loro voce interna che dice: “non sei capace”, “non ce la farai mai!”.

Come passare da una voce interiore di critica ad una voce interiore di coach e quindi motivante?
Un primo strumento facile da usare sono le “affermazioni”. Con esse accediamo alla miniera del potere della parola. Essa crea delle realtà e focalizza la mente. Ogni affermazione è un potente catalizzatore di energia mentale.

Vari studi hanno mostrato come affermazioni positive possono avere effetto anche nel caso di malattie, portando alla guarigione.

Molti però vivono in mezzo alle affermazioni negative, concentrano la loro mente in tale direzione, e quello che chiedono ottengono.

“Non ce la farò mai”, “E’ impossibile”

Ogni frase del genere è un veleno che mettiamo nel nostro corpo. Ma se leggete queste righe, avete deciso che pensate che potete cambiare la vostra vita in meglio e che, anche se non lo conoscete ancora, sapete (o almeno lo sperate) che esiste.

Cominciate allora a pensare:

“Io creo la mia vita” Quest’affermazione attiva implica la possibilità e stimola l’acceso a nuove risorse inconsce. Per crescere dobbiamo prendere responsabilità. La vittima biasima – ognuno è colpevole di qualcosa. Le persone che si pongono nella posizione vittimistica non possono raggiungere risultati nella vita, dicono: “nella vita capita tutto a me”. Questa affermazione è facile, perché toglie responsabilità ma blocca le nostre risorse, così si finisce dicendo: “le cose non sono poi così importanti”. Rinunciare non è una libera scelta se è dettata dalla frustrazione. Anche i monaci ch’an prima di ammettere qualcuno al monastero pretendevano che fosse capace di far qualcosa nella vita. O come diceva un noto conoscitore dei misteri arcani: per fare oro dentro bisogna prima però essere capaci di farlo fuori. Molti hanno attitudini di pensiero non adatte perché non sanno quello che potrebbero fare. Ben pochi conoscono i limiti della propria potenza perché l’inconscio contiene molto più della nostra mente conscia. Non fatevi bloccare dalle parole degli altri. Chi dice che certi risultati sono impossibili spesso è perché lui stesso pensa di non essere in grado.
Decidete ora che potete sviluppare voi stessi. Se pensate che potete imparare e migliorare allora avete fatto il primo passo per aprirvi al vero sviluppo ed alla crescita e per riaccedere a quello che è il vostro vero potere creativo.

Caro amico, molte volte vorremmo fare qualcosa, ma è come se non riuscissimo a mettere l’energia o la motivazione necessari. Persone magari senza qualità assurgono a vette eccelse, e persone capaci per contro rimangono al palo. Come mai? E’ importante capire che la chiave dei nostri potenziali è dentro di noi.

In ciascuno di noi coesistono due entità: una mente logica e critica, che cerca di adattarsi alle necessità della società e funziona secondo specifici programmi, ed un nostro noi stessi più vasto, che possiamo chiamare mente inconscia, accedendo al quale possiamo liberare capacità e cambiare la nostra vita, rendendola più serena e completa, superare blocchi, acquisire sicurezza ed autostima e sviluppare maggior creatività.

Intendiamo con la parola inconscio la parte di noi della quale non siamo direttamente coscienti. Noi abitualmente siamo consci di un numero limitato di cose. Rispetto alla realtà esterna, la nostra mente effettua un’opera di filtraggio.

Osserviamo ad esempio una persona che sta andando al lavoro. E’ conscia magari di alcuni suoi pensieri, della mano che inserisce la chiavetta per avviare il motore e di poco altro, ma la realtà è ben più vasta: colori, forme, ed anche possibilità sulle quali la sua mente non si sofferma.
Oppure guardiamo una persona che ha una sofferenza amorosa. Pensa solo alla persona amata e non si rende conto di tutte le possibilità che la vita stenderebbe di fronte a lei. Come sarebbe utile utilizzare questa immensa forza invece per il benessere e lo sviluppo della persona!
Il fenomeno è stato anche analizzato estensivamente dalla letteratura scientifica. Alcuni scienziati si sono resi conto che la nostra mente conscia ha una “capacità limitata”. Citiamo semplicemente a questo proposito citiamo il famoso articolo di Miller “il magico numero 7 + o – 2” che per primo ha portato l’attenzione sul fatto che la nostra mente conscia può esaminare solo un limitato numero di informazioni. Secondo ricerche sperimentali, da 5 a 9.
Il filtraggio è operato da meccanismi inconsci. Quel che ne risulta è che alla nostra mente cosciente arriva solo un’infima parte di quelle che sono le nostre percezioni dei sensi, per di più organizzate e trasformate da processi che avvengono sotto la soglia della nostra coscienza.
Questo significa che quindi, in maniera inconscia, potenti meccanismi sono all’opera. La nostra respirazione, i nostri processi corporei in genere sono retti dalla nostra mente inconscia, ma così anche l’interpretazione di quello che leggiamo, i pensieri che ci sorgono spontaneamente, le nostre abitudini e tutto quello che si muove all’interno di noi. E’ quello che chiamiamo la “forza della mente inconscia” alla quale ora accediamo.

E’ possibile infatti interloquire con questa parte di noi ed ora vi spieghiamo un modo per farlo.
Il segreto per raggiungere “qualsiasi risultato” è che l’impegno non deve essere esclusivamente conscio, in quanto ne risulterebbe uno “sforzo” della personalità, bensì avvenire nel rispetto della mente inconscia cioè del nostro “io interiore” completo. In altre parole deve avvenire secondo le linee naturali di sviluppo della persona alle quali la mente inconscia aderisce.

Noi infatti andiamo sempre in una direzione, anche se a volte non lo sappiamo consciamente.
Possiamo pensare che nel momento in cui accediamo alla mente inconscia accediamo ad un nostro noi stessi più vasto e globale ed abbiamo teoricamente a disposizione TUTTE LE RISORSE. La mente conscia possiamo pensare che è abitualmente occupata dal nostro ego ed è lineare, e di capacità limitata.

Possiamo paragonarla ad un impiegato che segue scrupolosamente il suo mansionario. Il suo punto di partenza è una realtà limitata che categorizza e sulla quale ragiona. Normalmente essa opera logicamente all’interno di una singola mappa (realtà) all’interno della quale crea rappresentazioni mentali sensoriali, le nostre immagini mentali.

La mente inconscia al confronto ha una possibilità molto più vasta: può contenere più mappe (cioè realtà) in contemporanea ed è capace di creare connessioni potenti. Permette il ragionamento quantico, ovverosia su più livelli in contemporanea. Possiamo anche “non sapere” quello che accade. Infatti la mente inconscia opera grazie alla non rappresentazione sensoriale dei ragionamenti. In pratica noi sappiamo che lei fa, ma non sappiamo cosa fa. E’ come il nostro computer di casa. Non vediamo allo schermo che il risultato di una serie di meccanismi interni. Questo ragionamento, per essere efficace, avviene nella sua parte centrale in maniera completamente inconscia e deve essere attivato in una particolare maniera. Andiamo ora a vedere come “proporre un’idea accetta alla mente inconscia”.
Ed ecco ora un semplice modo di proporre idee alla mente inconscia.

Come abbiamo detto, la chiave è creare attenzione inconscia. L’attenzione è un prodotto dell’intenzione, ed a sua volta l’intenzione dipende dalla MOTIVAZIONE.

E’ possibile quindi cambiare i nostri comportamenti operando esclusivamente sulla MOTIVAZIONE. Una maniera per motivarsi è quella degli “opposti” anche chiamata “ferisci e risana”. Il nome che si può anche utilizzare è ”scozzata modificata” dal nome di una tecnica di PNL che consiste nel sostituire un’immagine mentale con un’altra. La parola “ferisci” significa che ci creiamo un’immagine NEGATIVA, mentre la parola “risana” significa che ci creiamo un’idea POSITIVA. Il passo successivo consiste nel far sì che la mente vada dall’una all’altra. Definiamo anche ciò tecnicamente: “creare contrasto cognitivo”.
Ecco le fasi:

– Parte prima: analisi reale della situazione

Dapprima osserviamo il problema e definiamolo esattamente nei dettagli
“Ho il vizio di spendere senza contare. Faccio shopping in maniera compulsiva. Il denaro mi brucia nelle mani e mi affretto a liberarmene. Non posso vedere un oggetto senza comperarlo. Qualunque capriccio mi salta in mente (specificare) corro a soddisfarlo. Questo vizio alimenta in me altri vizi {specificare quali). Spendo tutto quello che guadagno e così spesso mi trovo a mancare del necessario. Non ho tanti soldi, e so che le forze possono mancarmi, che posso ammalarmi, che diventerò vecchio e impotente. Privo di agi la moglie, i figli, la famiglia… ecc. Il denaro sfuma senza costrutto. Resterò sempre povero, ecc.”.
Tale analisi è per portare la nostra mente a rendersi conto del problema. Se nel fare questo ci dovesse apparire un moto di autocompiacimento è bene che lo analizziamo ulteriormente in quanto può darsi che così facendo ci rendiamo conto di un “guadagno secondario” legato al comportamento.
Se volessi posso mettere in atto anche una dinamica di “avversione”. Dovrò farmi un quadro mentale, una rappresentazione vigorosa di me stesso, vecchio, povero, impotente, abbandonato da tutti, mettendo al confronto questa immagine con quella dei miei colleghi riposanti negli agi.

Questo quadro è necessario da farsi, e — ripetiamo — deve essere vivissimo, pressoché allucinante.
Certe persone (cosiddette “via da” utilizzando un’espressione della PNL) sono particolarmente sensibili già a questa prima fase. Tuttavia è necessario un passo ulteriore per il massimo risultato, in quanto dobbiamo dire alla nostra mente “dove andare”.

– Parte seconda: nuova direzione

A questo punto, riprenderò la mia analisi e la capovolgerò. Farò cioè la descrizione di me stesso che risparmia.

“Io risparmio facilmente ed investo avvedutamente. Mi piace il denaro che ritengo frutto dell’impegno, e non me ne privo che a ragion veduta. Prima di comperare un oggetto, penso bene se è indispensabile farlo. Sono resistente di fronte ai miei capricci. Ne guadagno così non solo economicamente, ma anche in salute, tempo, energia. Ogni mese deposito alla Banca l’eccedente dei miei guadagni che aumenta sempre più. Ho molti soldi e sono rispettato da tutti. Mi vedo nel futuro sicuro in tutte le eventualità. La mia famiglia cresce in disponibilità economiche. A forza di risparmio divento ricco e posso dare anche agli altri, ecc.”.
E ora mi farò un’altro quadro mentale, antitetico al primo, una raffigurazione cioè del mio signor io sulla via della ricchezza. Posso per es. sintetizzarlo nella mia persona davanti allo sportello di una Banca nell’atto di versar denaro su un libretto di risparmio. Posso immaginarmi che passo davanti a una vetrina dove sono esposte le belle e buone cose che prima mi tentavano, senza entrare. Posso vedermi già anziano, ricco, in una bella casa piena di agi. Ognuno farà insomma il quadro più adatto a lui.

– Parte terza: scozzata modificata

E adesso il quadro n. 2 deve sussistere solo, deve sovrapporsi al quadro n. 1 e cancellarlo. Non vi è proprio nulla di male se immagino me stesso che reggo in mano due quadri. Nella sinistra tengo il quadro N. 1, nella destra N. 2. Ora io afferro il quadro N. 1 lo getto a terra lo sfondo e lo calpesto fino a completa distruzione. E frattanto sollevo in alto, trionfante, in quadro N. 2. Anzi sono questi procedimenti in apparenza puerili quelli che meglio conducono al successo.

Ora siamo giunti al termine. Alla sera, alla mattina e in ogni momento noi dobbiamo aver dinanzi agli occhi il quadro N. 2, «solo il quadro N. 2». Il quadro N. 1 — ricordiamolo — è cancellato, distrutto, non esiste più”.

In che cosa consisterà adesso ed in questo caso la nostra nuova idea mentale, quella che vogliamo impregni il nostro subconscio? Meglio che in una formula, noi diremmo che deve consistere nella visione di noi stessi come vorremmo essere, in una proiezione, una esteriorizzazione del nostro io modificato.

– Azione

E allora che cosa resta per ottenere il successo? Non ci rimane che agire e soprattutto pensare come se il nostro desiderio fosse già esaudito, il nostro scopo raggiunto. A poco a poco noteremo che la mente comincia ad aggregare la realtà in maniera differente.
Quelle che prima ci sembravano casualità divengono parti del nuovo disegno che sta nascendo, e quella che prima era la norma diventa un caso. Le difficoltà vengono superate e buove idee compaiono nella nostra mente. Se il processo è fatto bene, diverremo infatti incredibilmente creativi e capaci di trovare nuove soluzioni che ci portino dove vogliamo arrivare.
Infatti la nostra mentre è ancora quella del cavernicolo. La mente umana non è fatta per creare surplus, ma agendo in questa maniera la porteremo a pensare che questo è lo stato che ritiene normale. Allora tutte le risorse inconscie verranno canalizzate positivamente e senza sforzo.
Dunque non si tratta di contravvenire alla regola che per comunicare alla mente inconscia devo escludere la volontà. Non si tratta di volere. Si tratta di pensare senza sforzo, di aver evidente dinanzi a noi l’idea che da ora in poi siamo così perché ci è impossibile essere altrimenti, perché siamo sempre stati così e non ci ricordiamo neppure di esser stati diversi di così. Così faremo funzionare al massimo quella che è anche stata chiamata “legge di attrazione”.
Se poi ci si obbietta che la pura visione da noi raccomandata ci farebbe rinunziare a uno dei mezzi più efficaci da noi adottati, cioè l’espressione verbale, parlata, rispondiamo che nulla vieta che alla visione si accompagni anche l’espressione verbale.
Nei momenti serali e mattutini nei quali suggerite idee al vostro inconscio potete perfettamente, legittimamente, mentre contemplate l’immagine, ripetere a voi stessi a voce chiara: “Sono un investitore avveduto, sono risparmiatore, ecc.».
Parlate sempre al positivo…

 

Il Concetto di Attrattore

La parola “attrattore” è utilizzata in campo matematico ad indicare che una serie di risultati tendono verso un determinato valore, chiamato appunto “attrattore”.

Il termine è anche utilizzato nella teoria del caos, ad indicare specifici punti di concentrazione regolare dei risultati. E’ stato inoltre applicato con efficacia anche alle teorie della mente.

Ad esempio, quando generalizziamo in pratica riteniamo un evento simile ad un altro, la mente colloca una serie di informazioni ed idee differenti in una stessa “scatola”.
Chiamiamo allora un elemento “attrattore” quando tende ad attrarre la nostra sensibilità in una specifica direzione.

Il concetto di attrattore è stato ad esempio applicato all’antico adagio che “ciò che una persona si aspetta tende a realizzarsi”. Il fenomeno è anche stato chiamato la “profezia autoavverantesi”. Questo vuol dire che se ci attendiamo che si verifichi una particolare situazione, questa ha alte probabilità di accadere. Il concetto, originariamente concepito in relazione all’immaginazione ed alle aspettative, può essere formulato allora anche in questa maniera: “le nostre immagini mentali fungono da attrattori per la messa in atto di determinati comportamenti”.
Il principio base è allora: se io immagino di comportarmi in un certo modo, la mia immagine mentale funge da attrattore perché il comportamento da me messo in atto vada nella stessa direzione. Lo stesso se io immagino situazioni che vadano in una particolare direzione.
Durante le festività Natalizie è abitudine crearsi immagini positive ed un’aspettativa positiva per il nuovo anno. Psicologicamente, allora stiamo creando degli “attrattori” per nuove situazioni positive!

 

Esercizio: Influenzare una situazione

Se avete una situazione che dovete risolvere sedetevi in un posto tranquillo ed immaginate (meglio ancora se siete capaci di fare ciò in autoipnosi, altrimenti semplicemente rilassatevi).
Vedete fortemente la “migliore soluzione” per una particolare situazione sociale.
Mettetevi nello stato d’animo del “così deve andare”.

Osservate cosa succede.

Se manterrete sufficientemente la vostra attitudine mentale noterete che molto spesso i fatti si adatteranno al vostro pensiero.

Lo sguardo è fondamentale nella comunicazione umana, ma pochi lo sanno usare.
La prima impressione di un’altra persona ci viene dal modo di guardare. Varie ricerche scientifiche hanno mostrato che i primi quattro minuti di ogni incontro umano sono fondamentali, e che il modo in cui noi ci approcciamo agli altri in quei brevi momenti apre la strada all’armonia.

Anche gli animali si misurano a vicenda attraverso lo sguardo.

L’occhio è del resto fondamentale per l’uomo. E’stato da sempre al centro della cultura umana, trasformato in simbolo, al centro di riti e protagonista di metafore.

E’ il più prezioso organo di senso del corpo umano: ci permette di prendere coscienza dell’ambiente circostante e ci aiuta a creare la percezione tridimensionale dello spazio.
E’ inoltre l’organo di senso connesso più intimamente con la luce, che è un elemento fondamentale per la vita,un organo essenziale della vita dell’uomo e della sua individualità.
L’analisi dei comportamenti sociali ci spiega quanto importante sia l’occhio.
Gli occhi rendono semplice segnalare o rendersi conto della presenza dell’attrazione iniziale quando lo spazio pubblico non è ancora stato superato, in quanto l’osservazione del bianco degli occhi rende semplice rendersi conto della direzione nella quale una persona sta guardando.
Dopo questo primo elemento, i giochi dello sguardo divengono semplici da giocare. Quando siamo distanti, possiamo prolungare uno sguardo reciproco oltre quello che normalmente sarebbe accettabile; oppure possiamo guardare fissamente, guardar via, e poi ritornare a ricatturare lo sguardo della persona di fronte.

Dopo che è stato stabilito il contatto oculare le regole cambiano. Quando siamo vicini a qualcuno è semplice rendersi conto dei sottili messaggi di disinteresse, cosicché tendiamo a fare più attenzione a quello che riveliamo attraverso i nostri sguardi ed a rispettare la “privacy” dell’altra persona non sostenendo troppo il suo sguardo.

Nello stesso tempo, tuttavia, continuiamo a giudicare le intenzioni in base a quello che è rivelato dagli occhi.

Perché l’occhio sia efficace è necessario però educarlo con un training specifico ed avere una chiara consapevolezza del suo potere. Di base dovrete allenarvi ad acquistare uno sguardo fermo, interessato, dolcemente penetrante, espressivo, e allora avrete in mano la prima delle chiavi che correttamente usata potrà aprirvi nuove porte nella vita.

La vostra visione deve sapere essere al contempo globale e pungente, tale da percepire sia il tutto che il particolare. Questo stato capita a molti in momenti di entusiasmo ma, per generarlo a comando, è necessario esercitarsi.

Molteplici sono le utilità pratiche. Ad esempio nella persuasione gli occhi possono produrre un effetto irresistibile, e l’esperienza pratica c’insegna che perché ciò sia ancora più forte bisogna arrivare nei momenti più importanti di conversazione a tenerli aperti e senza alcun movimento, evitando di distogliere lo sguardo, anche un solo istante, dalla radice del naso del soggetto, avendo allo stesso tempo ben chiaro nella mente quello che desideriamo.
E’ anche necessario sapere sviluppare un’espressione di “interesse”, in quanto il vostro interesse chiamerà sottilmente l’interesse dell’altro.

 

Consigli per un miglior impatto comunicativo

Sono tre i procedimenti coi quali generalmente agiamo sui nostri simili: dapprima essi sono influenzati dall’uso delle mani e dai gesti; poi con l’uso degli occhi; in terzo luogo da suggestioni o da quello che loro si dice. Indipendentemente da questi tre modi la vostra intenzione e concentrazione mentale è comunque sempre fondamentale. È come se vi fosse infatti un’influenza invisibile, che è sia un’emanazione sottile d’una forte potenza di volontà, sia una impressione generale prodotta dalla combinazione dei tre processi che descriveremo. Se concepiamo che la telepatia o trasmissione del pensiero esista veramente – e molti non ammettono dubbio su questo – dobbiamo qui riconoscere una forza proveniente da questa sorgente. Non dobbiamo discutere qui l’esistenza o la non-esistenza di questa sottile emanazione che rende un individuo magnetico, poiché, se questo fluido sottile esiste veramente, esso è sotto la direzione ed il dominio della mente, ed è sviluppato dagli esercizi che man mano vi stiamo descrivendo. Lo sguardo convenientemente esercitato seduce e soggioga. La sua importanza, è assai più considerevole di quella della bellezza puramente fisica degli occhi. Non si tratta di dar loro una dura fissità, ma bisogna imparare un’espressione speciale perché abbiano tutto il loro splendore e la forza di penetrazione sorridente e dolce. Ecco ora alcune utili istruzioni.

Atteggiamento Mentale

Lo sguardo è un’espressione di noi stessi. Non deve essere ovviamente solo un atteggiamento, deve essere uno stato interiore. Non potrete mai aver veramente l’aria di determinazione senza essere veramente determinati. Non è possibile che facciate le cose che non credete di poter fare. Quando c’è una MANCANZA di FIDUCIA IN VOI STESSI, non potete che DESIDERARE di fare. La mancanza di fiducia, l’assenza di fede reprime tanto la potenza di volontà che non ve ne potete più servire. Questa è una delle cose più importanti alle quali dovrete sempre pensare. Se sentite di non poter influenzare gli altri, non potete in nessun modo esercitare la vostra potenza di volontà. Potrete desiderare di influenzarli, ma questa mancanza di fiducia nella vostra propria abilità impedisce la libera azione della vostra volontà, e non otterrete praticamente nessun effetto, giacché, laddove la volontà non è robusta, la suggestione non potrà essere fatta bene, e gli occhi vostri non potranno avere l’espressione voluta. Ricordatevi che gli occhi sono le finestre della mente, o dell’anima, e che una volontà debole dà loro una tutt’altra espressione di quel che ne dia una volontà forte e gagliarda. Ricordatevi pure che se volete riuscire nel miglior modo possibile voi dovete avere una fiducia illimitata, una completa sicurezza nella vostra abilità di arrivare a qualche risultato speciale. Questa fede, questa fiducia, vi metterà in grado di servirvi di tutta la potenza di volontà che possedete, per raggiungere il fine che desiderate conseguire. Quanto più spesso vi servirete così della vostra volontà, tanto più rapidamente essa crescerà in forza, finché non sarà diventata un agente potente della vostra esistenza. La gran parte della gente crede di VOLERE quando non fa che DESIDERARE. Se potete imparare a volere, invece di semplicemente desiderare, potreste compiere miracoli, ed esercitare su quelli che vi avvicinano, un’influenza che sarà davvero miracolosa, perché la gran parte della gente, non ha mai sviluppato la propria potenza, volontà, non sa come svilupparla, e quel poco che essi ne posseggono è il risultato di un accidente o della sorte. Questo non vuol dire che il desiderio non possa servire, ma solo in seconda istanza, quando voi sarete capaci di “crearlo” in voi, quasi recitarlo invece che esserne vittime. Per influenzare allo stato di veglia tale desiderio sarà allora a volte l’involucro esterno di quella che all’interno è volontà assoluta.

Parlando
Nell’avvicinarvi a qualcuno, guardatelo sempre direttamente. Potrete guardarlo negli occhi, potrete guardarlo alla radice del naso, fra gli occhi, alle ghiandole, o, se lo fissate per molto tempo, potrete cambiar il punto del vostro sguardo da un poco più su di questi punti ad un poco più giù di essi, e sarà anche bene per non essere eccessivamente fissi, ma non smettete di guardarlo interessati tutto il tempo, almeno finché non avrete finito di formulare la proposta che desiderate che egli accetti. Nello stringere la mano di qualcuno sopra al quale si desidera avere un’influenza accompagnare alla stretta di mano e allo sguardo il desiderio di trasmettere gli ordini mentali.

 

Ascoltarsi e sentirsi parlare

Lo sguardo per essere efficace deve coordinare la sua azione con l’azione del pensiero trasmesso attraverso le parole. Un elemento fondamentale è allora il seguente: “lo sguardo non deve mai rappresentare un sentimento differente da quello che deriva dal pensiero che si esprime a parole e, soprattutto, non deve essere contrario a tale pensiero”.

Non è raro infatti, che durante una conversazione oppure una discussione, si sia assaliti da pensieri estranei all’argomento di cui si parla. Questi pensieri producono inconsciamente cambiamenti nell’espressione, i quali rischierebbero allora di mancare della convinzione necessaria per impressionare l’interlocutore. Una tattica molto valida è allora la seguente: ascoltarsi e sentirsi parlare. Questo va ovviamente fatto senza dare l’impressione che si seguono le proprie parole, poiché altrimenti si distruggerebbe l’impressione di spontaneità.

Nei momenti culminanti

Nel parlare ad una persona per molto tempo, potrete riposare i vostri occhi, guardando altrove durante parte della vostra conversazione, ma, quando vi avvicinate alla fine, e arrivate al momento in cui volete fare l’effetto definitivo, guardate bene direttamente la persona con la quale parlate, sia negli occhi, sia alla radice del naso, ed imparate a rendere il vostro sguardo fermo e continuo. Vi sono grandi vantaggi fissando senza movimento delle palpebre in tale momento. Si provocherà cosi, in ogni caso, uno stato di affascinamento più o meno palese, ciò che permetterà infallibilmente di volgere a proprio vantaggio le disposizioni dell’interlocutore. Un occhio irrequieto, che si chiude senza motivo, non influenzerà mai nessuno.

Andrea Di Chio

Andrea Di Chio è il massimo esperto italiano in medicina naturale e benessere olistico. E' esperto di Reiki, coaching, pnl ed ha brevettato un sistema di coaching innovativo chiamato SYMBOL COACHING® per aiutare le persone a capire l'origine del proprio malessere e programmare la propria mente.

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